Dove non puoi amare non soffermarti

Questo muro mi parla. Mi ci imbatto nei miei vagabondaggi tra i vicoli dell’antico quartiere arabo di Palermo. Varcata la porta trecentesca mi aggiro nel mercato del Capo tra case sgarrupate diventate discarica e stupende chiese barocche. Seguo palermitani che fanno la spesa catturata dalle “abbanniate” dei venditori che come laici muezzin cantano di imperdibili affari su quelle bancarelle di pomodori secchi, capperi, lupini, sarde sotto sale, panelle e calamari. Questo è il luogo in cui più respiro l’anima della città che per un anno mi è stata casa. Guardando alle tracce sui muri misuro il tempo della mia assenza. Oggi con un abitone FuoriTempo, allacciato in vita per sagomane la forma, vado a caccia di segni e disegni. “Dove non puoi amare (liberamente aggiungo io) non fermarti” Questa scritta mi cattura. La leggo, la integro, la adatto a me. Un messaggio oggi mi arriva dall'arte di strada, effimera per natura. Mi invita a fare tesoro del tempo. A non indugiare dove l’amore è compromesso e non è libertà. Ripeto la frase come un mantra. Mando a memoria. E passo oltre...



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